Un incidente cruento

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Il morbo di Parkinson è una malattia spiacevole: induce tremore, lentezza dei movimenti, stanchezza precoce. Da quando ne soffro preferisco, finché posso, non parlare in pubblico; e quando devo, come spesso accade, andare a Roma per lavoro, mi faccio accompagnare in macchina da parte a parte; qualche volta ci pensa Tonino, responsabile della sicurezza di Città della Scienza.

Finita una riunione al MIUR, a viale Trastevere, cercai con lo sguardo la nostra macchina. Per rapido che fosse il mio impegno negli uffici, dava comunque sufficiente tempo a Tonino per piazzarsi nelle immediate vicinanze; e lo vidi, infatti, proprio di fronte, dall’altra parte dell’ampio viale. Intorno a lui, un piccolo capannello di persone alterate e vocianti; e lui, impegnato a raddrizzare alla meglio le lamiere del portabagagli in modo da consentire alle ruote di girare, e alla macchina di riportarci a casa. Via via che mi avvicinavo, e che acquisivo nuovi elementi di giudizio, la situazione appariva sempre più allarmante: il portabagagli era malamente deformato, e sul lunotto posteriore una larga macchia di sangue. Tonino mi venne incontro rapido, così da aver modo di tranquillizzarmi prima che, da vicino, scoprissi indizi via via più allarmanti.

– In primo luogo, stai sereno. – Mi disse. – Non si è fatto male nessuno.

– Nessuno? E quel sangue? E chi è stato, un carro armato?

– Quel sangue non è sangue di un uomo, ma di un maiale. E il “carrarmato”,  eccolo là.

E mi indicò un vecchio motorino, appoggiato a uno dei platani. E seduto lì vicino, un ragazzino spaventato. Conoscevo Tonino come persona seria. Responsabile e ponderata. Possibile che avesse voglia di scherzare? Ma lui, sintetico e sereno quale sempre è, in poche parole mi raccontò.

Mentre si apprestava a parcheggiare, era stato tamponato da quello spericolato incosciente. Magro come era, la sua massa era modesta; ma aveva due portabagagli di ferro saldato, uno d’avanti e uno di dietro, ed erano pieni zeppi di pezzi di carne, per l’appunto, di maiale. Quel ragazzino era infatti il garzone di un macellaio. Tenuto conto di questa massa aumentata, e del fatto che quel proiettile andava a tutto gas, esso possedeva abbastanza energia da provocare tutto quello sconquasso; abbastanza perché un pezzo di fegato venisse lanciato, addirittura, sul lunotto posteriore della macchina!

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