Fiducia e dintorni

0 No tags Permalink 0

già pubblicato su IL MATTINO, Futuro presente. Venerdì 8 ottobre 1993

Quando mi è successo di esser stato derubato – è capitato anche di recente – ho provato anch’io la rabbia del giusto: quel che posseggo mi deriva dal duro lavoro di ogni giorno. È una rabbia attenuata, tuttavia, dalla consapevolezza che essere predisposti a subire torti è, in certa misura, una questione di scelte di vita: come si può esserne immuni se si ha una sorta di repulsione a chiudere la porta, sia di casa, sia dell’auto; se si arriva non di rado all’eccesso di lasciare la chiave infilata nel cruscotto?

L’occasione, si sa, fa l’uomo ladro. E di ladri, per necessità o per vocazione, è pieno il mondo… Eppure, conosco alcuni – assai pochi, a dire il vero – che di furti non ne han subiti mai: francamente mi fanno una pena profonda.

Perché riuscire ad evitare i furti per una vita intera, è anche questo il frutto di una scelta di vita.

La vigilanza continua delle proprie cose, senza un attimo di distrazione, richiede un impegno e una costanza che può avere solo chi sostiene la propria vita sopra due pilastri (o meglio, la schiaccia sotto due macigni): l’amore sviscerato per la roba, e la sfiducia più totale verso chi lo circonda. E la fiducia è un aroma senza il quale la vita perde gran parte del suo sapore. Non parlo, badate, della fiducia di cui uno gode. Anche quella, naturalmente, è preziosa: preziosa come un conto in banca, per chi sta in commercio; preziosa come i gradi di generale, per chi ama comandare; per un medico, preziosa come una medicina miracolosa.

Parlo, ancor più, della fiducia che uno è capace di riversare su chi gli sta intorno. Provare fiducia nei confronti di chi ci circonda significa non sentirsi mai soli; significa sgombrare la vita dalla paura; significa, in breve, colorare la propria vita. Ma se avere fiducia negli altri è uno degli ingredienti fondamentali per la ricetta del felice vivere di ogni singola persona, quando si guarda alla vita di una comunità umana la fiducia reciproca diviene addirittura condizione affinché la comunità esista in quanto tale. Senza fiducia, la comunità si frammenta in un insieme di soggetti isolati, che si temono e si offendono a vicenda; le diversità divengono causa di sospetto e ostilità, anziché occasione per accrescersi e migliorarsi; i popoli si frammentano in clan, tribù, gruppi etnici, ognuno contro tutti.

Basta guardarsi intorno; basta aprire, a caso, un giornale; basta accendere un televisore per rendersi conto che oggi l’umanità vive una orrenda congiuntura in cui ciò che è in crisi è, soprattutto, la fiducia dell’uomo nell’uomo; il rispetto dell’uomo per l’uomo; in nome del possesso delle cose, un uomo uccide un uomo; a motivo di una diversità, un popolo si arma contro un popolo, e uno stesso popolo si trasforma in un insieme di bande omicide.

Se dunque la crisi è soprattutto una crisi di fiducia, da lì pare che si debba partire per avviare una cura; da un invito a ciascuno di noi a costruire, con chi ci sta vicino, quell’attitudine fatta di piccoli atti quotidiani che diano e chiedono fiducia. E tuttavia basta pensare un attimo per rendersi conto che il problema deve essere, almeno in parte, rovesciato. Se è vero che solo dalla fiducia nasce una comunità, è vero soprattutto che viceversa, non c’è fiducia fra gli uomini se non esiste una comunità. E il cemento delle comunità è dato da un comune passato, e da un comune futuro: come dire, da un progetto ideale – un‘utopia realizzabile – verso cui tendano i comuni sforzi. E quanto più universale sia quell’utopia (quanto più apparentemente impossibile, perché tutti ci credano) tanto più diviene capace di aggregare a grande scala.

E forse dunque dovremmo meditare se una radice dei nostri mali non sia da ritrovare nel fatto che, nella giusta gioia e liberazione per il crollo di esecrabili muri, non ci siamo però lasciati trascinare a far crollare, insieme ad essi, il nostro passato e il nostro futuro: i cementi che hanno legato popoli e continenti per molte generazioni, e le utopie che davano loro la speranza di un futuro comune.

Ancora nessun commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *